24 Aprile 2020

Tamponi e test sierologici: facciamo chiarezza

01 news Informazioni test sierologici
01 news Informazioni test sierologici
01 news Informazioni test sierologici

Nelle ultime settimane si sta discutendo ampiamente in merito agli strumenti utilizzati per la diagnosi del Covid-19 e alla loro affidabilità.

Prima di esplorare l’argomento è opportuno fare una distinzione: tamponi e test sierologici sono esami estremamente differenti, che hanno obiettivi diversi e non si sostituiscono l’un l’altro. Se il compito del tampone è infatti quello di verificare se una persona è infetta in un preciso momento, quello del test sierologico è quello di rilevare nell’individuo la presenza di anticorpi contro il virus Sars-Cov-2.

Il tampone viene eseguito raccogliendo dalle basse vie respiratorie un campione biologico e, come spiega il Prof. Vella, virologo e direttore del Centro per la Salute Globale dell’Istituto superiore di sanità, “Il test diagnostico di riferimento è basato su un saggio di real-time RT-PCR, che consiste sostanzialmente in un’amplificazione del genoma. È il metodo più affidabile per rilevare anche concentrazioni molto basse dell’RNA virale”.

I test sierologici, invece, vengono effettuati tramite un prelievo venoso o capillare e indagano la presenza di due tipologie di anticorpi: le Immunoglobuline M e le Immunoglobuline G.

Quanto sono affidabili questi test?

Il Dott. Plebani, professore ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica dell’Università di Padova e Direttore del Dipartimento Strutturale Aziendale Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, dichiara quanto segue “… i test sierologici si suddividono in due filoni: da una parte ci sono i test quantitativi, che si eseguono con saggi in ELISA o in chemiluminescenza, dall’altra quelli qualitativi, categoria della quale fanno parte i test rapidi di cui si è tanto discusso”.

Per quanto riguarda i test qualitativi, i quali vengono effettuati tramite prelievo capillare su chimica a secco, per ora possono essere considerati degli screening e non dei veri e propri esami. Sono infatti moltissimi i kit presenti in commercio ma non tutti secondo i virologi si sono rivelati affidabili, le ricerche sono ancora in fase di approfondimento. Altro discorso invece sono i test quantitativi, ovvero quelli effettuati tramite prelievo venoso, in merito ai quali Plebani dichiara: “Il punto cruciale dei test quantitativi è la specificità del riconoscimento di epitopi e domini virali: gli anticorpi con i quali sono stati sviluppati i test sierologici non sono tutti uguali e riconoscono porzioni diverse del virus…”,“…Ciò che stiamo cercando di capire è se tali anticorpi riescano a identificare delle specificità anticorpali di classe IgG e IgM che siano neutralizzanti” e prosegue “Dai primi lavori di letteratura pubblicati sull’argomento sembrerebbe che gli anticorpi contro il virus SARS-CoV-2 lo siano”. Da questo di deduce che le ricerche sembrano essere a buon punto e stanno dando esiti positivi, anche se il prossimo passaggio sarà quello di indagare sul periodo di durata dell’immunità.