17 Maggio 2016

Carbossiterapia: l’avanguardia della scienza

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Negli ultimi anni si è sentito molto parlare di carbossiterapia, ma cos’è veramente e come funziona? Cerchiamo di capirlo meglio.

Sebbene la sua popolarità sia avvenuta solo negli ultimi anni, la carbossiterapia ha origini antiche: già nel 1932 veniva utilizzata in Francia, presso la stazione termale di Royat, per via percutanea su pazienti affetti da arteriopatite ed angiopatite. 

I meccanismi d’azione della carbossiterapia

Essendo appunto un prodotto naturale del nostro organismo e visto che il gas dell’anidride carbonica viene riassorbito nell'arco di 5/10 minuti dal nostro corpo, la carbossiterapia scaturisce diverse azioni ordinarie e positive per il nostro organismo:

  • Vasodilatazione 
    Il primo effetto diretto meccanico è una potente vasodilatazione, un aumento della perfusione delle aree trattate e un miglioramento dell'azione di pompa sul sangue delle arteriole.
  • Effetto Bohr 
    Ovvero la tendenza dell’emoglobina ad avere meno affinità con l’ossigeno quando la concentrazione di CO₂ nel sangue aumenta, ciò stimola l’emoglobina a rilasciare maggiore ossigeno nel tessuto superficiale e muscolare. La somministrazione di anidride carbonica nei tessuti ne favorisce l’idratazione.
  • Stimolazione della sintesi del collagene 
    Uno studio realizzato nel 2008 in Brasile ha dimostrato una riorganizzazione delle fibre collagene a seguito di iniezioni intradermiche di anidride carbonica. Ciò è possibile poiché è come al derma venisse inviato un messaggio di danneggiamento, e questo innesca un naturale processo riparatorio. La CO₂ ottimizza tale processo attraverso una maggiore rivascolarizzazione e, rilasciando più ossigeno nell’area trattata, migliora la fase del meccanismo di “riparazione”.
  • Neo-angiogenesi 
    Attraverso una valutazione micro-angiologica, ovvero tramite video-capillaroscopia a sonda ottica, si è costatato la creazione effettiva di nuovi capillari.
  • Attivazione recettoriale e lipolisi 
    L’anidride carbonica attiva come effetto secondario la lipolisi e la lipoclasi della membrana dell’adipocita (potenziamento dell’effetto Bohr e attivazione recettoriale della lipolisi). Questo effetto sarebbe legato all’iperdistensione degli esterocettori sottocutanei e la loro attivazione porterebbe alla liberazione di sostanze algogene quali la bradichinina, l’istamina, la serotonina e le catecolamine.

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